Sui funerali di Merola si è detto di
tutto; aberrante per alcuni, che
una città trasformi un funerale in una festa. Ma a Napoli la morte è di casa,
siede a tavola a pranzo, è nel letto
la sera: il Vesuvio che incombe, il
vuoto del sottosuolo che ogni
tanto inghiotte, la fame che
resiste, i morti ammazzati
sul marciapiede di fronte.
Attraverso l’isteria collettiva del
funerale a Merola, si rinnova un
rito, un esorcismo quotidiano che
non vuole segnare il distacco fra
i vivi e i morti, ma anzi, secondo
una saggezza estranea alla
modernità occidentale, ne celebra
la rinnovata convivenza.
Tutte le immagini sono copyright © Eduardo Castaldo 2006-2007